table I John Pawson

Maestro indiscusso del minimalismo, il celebre progettista inglese, citando l’essenzialità di una struttura architettonica, propone un tavolo costruito per piani verticali e orizzontali. Le dimensioni adottate rievocano l’archetipo del tavolo “fratino” e lo stesso nome “Table” ci ricorda che “un tavolo è un tavolo!”, ovvero un preciso segno nello spazio interno, sia che venga utilizzato come piano di lavoro che come tavolo da pranzo.

caratteristiche

Struttura in conglomerato ligneo con finitura in wengé o ciliegio.

dimensioni

L. 240 P. 80 H. 72

L. 240 P. 80 H. 72

Struttura in conglomerato ligneo con finitura in wengé o ciliegio.

John Pawson
John Pawson

John Pawson è nato nel 1949 a Halifax, nel nord dell’Inghilterra. Dopo aver studiato nel tradizionale Eton College, trascorse un anno viaggiando in Medio Oriente, in India e in Australia. Nel 1973 Pawson partì per il Giappone dove si assicurò un posto come professore di Inglese all’Università di Economia di Nagoya; a Tokyo entrò in contatto con il designer Shiro Kuramata. Pawson osservò Kuramata al lavoro, imparando che è possibile sperimentare in modo audace con i materiali e la tecnologia senza sacrificare per questo uno spirito di austerità e semplicità. Nel 1979 Pawson si iscrisse all’Architectural Association di Londra, lasciandola nel 1981 per costituire il suo studio. Fin dal principio, il suo lavoro si focalizzò sull’esplorazione dei problemi fondamentali di spazio, proporzioni, luce e materiali, piuttosto che sviluppare un insieme di gesti stilistici. Ricevette incarichi dallo scrittore Bruce Chatwin, dal direttore d’opera Pierre Audi e dal collezionista d’arteDoris Lockhart Saatchi, eseguiti in parallelo a numerosi spazi espositivi d’arte, tra cui le Waddington Galleries di Londra, e la galleria PPOW di New York. I fondamenti della sua opera si immergono nel passato, nella consecutiva espressione di semplicità che è stata una consistente componente sia della tradizione orientale che di quella occidentale: dai concetti giapponesi di Zen fino all’architettura monastica cistercense o alla serenità delle vuote chiese di Saenredam.