colbert Antonia Astori

Fanno parte del progetto di Antonia Astori denominato "Kensington". Rappresenta un nuovo punto fermo nel suo racconto sulle attrezzature della casa. Le librerie Clay, Colbert e Connor, sono elementi preziosamente finiti e utilizzabili individualmente. Una volta organizzati come “famiglia” acquistano un’altra identità, dimostrando la capacità di rispondere puntualmente alle esigenze che l’abitare, il contenere, ci propone.

caratteristiche

Libreria capovolgibile in conglomerato ligneo con finitura ebanizzata. Uso solo interno.

dimensioni

L. 44 P. 44 H. 216

L. 44 P. 44 H. 216

Libreria capovolgibile in conglomerato ligneo con finitura ebanizzata.

Antonia Astori
Antonia Astori

Antonia Astori frequenta l’Athenaeum di Losanna ove si laurea, nel 1966, in Industrial e Visual Design; nel 1968, con il fratello Enrico e Adelaide Acerbi, fonda Driade, Per Driade Antonia Astori, oltre a disegnare arredi, svolge il ruolo di coordinatore delle attività progettuali, arrivando a costruire un intreccio unico tra furniture design, allestimenti e negozi. Suoi gli antesignani sistemi Oikos I (1972), Oikos II (1980) e Pantos (1986) Ai sistemi Antonia Astori affianca la progettazione di mobili singoli in cui la dimensione dell’abitare è sempre attentamente valutata. Con questo spirito nascono, potremmo dire come “architetture da camera”, prima gli Aforismi (1984), quindi la collezione San Souci, (1990) e infine, nel 2006, lo scrittoio Virginia e la libreria Eileen. Parallelamente alla attività di designer, Antonia Astori si occupa di architettura degli interni disegnando case che i valori di distribuzione e razionalità, perseguiti allo spasimo, hanno reso durature nel tempo e totalmente scevre da riferimenti alle maniere stilistiche via via dominanti. Il ruolo di Antonia Astori sulla scena nazionale e internazionale, per quanto caratterizzato da una profonda discrezione caratteriale, si completa con la partecipazione a importanti eventi: Eurodomus a Torino nel 1971, sotto l’egida di Gio Ponti; la mostra “Design Donne” nel 1985 a Tokyo; le numerose partecipazioni in Triennale così come a Verona per “Abitare il tempo”.