“MT”, ovvero la sigla che denomina questi pezzi progettati da Ron Arad, si pronuncia in lingua inglese “empty” vale a dire “vuoto” e il vuoto è veramente l’elemento caratterizzante di questo progetto. Il volume viene infatti scavato e presenta provocatoriamente il suo interno, finito in diversi colori. Questo è possibile grazie ad un doppio passaggio nella produzione in plastica rotazionale. In un primo momento viene immesso nello stampo il polietilene del colore della scocca esterna. Una volta formatosi tale strato, si procede ad inserire il secondo colore e a renderlo aderente al primo senza che nel processo, che avviene in alti forni, si fondano i due polimeri. Una volta estratto sarà un laser a cinque assi a tagliarne le estremità laterali e a svelare il bicolore di MT. Dal punto di vista tipologico inoltre va segnalata la presenza di una poltrona a dondolo, rarissima nella contemporaneità.

caratteristiche

Monoblocco in polietilene di colore bianco sabbia e rosso, lilla, nero, viola all’interno.

dimensioni

L. 73,5 P. 74 H. 83; seduta H. 42

L. 73,5 P. 74 H. 83; seduta H. 42

Monoblocco in polietilene di colore bianco sabbia e rosso, lilla, nero, viola all’interno.

Ron Arad
Ron Arad

Figlio d'arte, Ron Arad (Tel Aviv, 1951) frequenta a Gerusalemme l'Accademia d'Arte sino ai primi anni settanta. Nel 1974 si stabilisce a Londra, iscrivendosi all'Architectural Association, sotto la guida di Peter Cool e Bernard Tschumi. Compagno di corso di Nigel Coates, Peter Wilson e Zaha Hadid, si avvicina al mondo dell'arte e della cultura, coltivando interessi che sempre più si spostano verso il design e l'applicazione antiretorica di una nuova estetica dei materiali. Nel 1981, con Dennis Groves e Caroline Thorman, fonda la One Off, agenzia creativa il cui fortunato esordio coincide con la produzione di una serie di mobili in tubo metallico. Come un artigiano-scultore che modella da solo i propri pezzi ha costruito l'immagine di un mondo vorticoso e leggero che si è espresso in una serie di mobili di aggressiva e sensuale bellezza, oltre che nella sistemazione di spazi insoliti come l'impegnativo disegno del futurista foyer dell'Opera di Tel Aviv (1989-1994), le istallazioni per “L’Esprit du Nomade”, Fondazione Cartier a Parigi (1994), l’imponente progetto Adidas Stadium a Parigi (1995-96), il Domus Totem per la Triennale di Milano(1997), l’eclusivo negozio di Yohji Yamamoto a Tokyo (2003), il Museo di design a Holon, Israele (2004). In Italia collabora con diverse aziende leader nel mondo del design tra cui: Alessi, Artemide, Bonaldo, Cappellini, Cassina, Driade, Fiam, Kartell, Magis, Moroso.